Editoriale di Filippo Cardinale

 

Si vedono i primi turisti girare per Sciacca. Spesso in gruppi, e questo significa che gli alberghi del gruppo Aeroviaggi, di Antonio Mangia, hanno iniziato la stagione. Sono, ovviamente, in attività anche i B&B, ma dobbiamo essere chiari: il flusso turistico di rilievo è opera dei quattro alberghi della Sitas che incidono con grossi numeri. Deleteria la chiusura delle terme, come quella del complesso Torre Macauda. Sono chiusure che incidono sul tessuto economico della città e si vede in modo chiaro. Una città turistica è tale se cresce in termini di strutture ricettive. Una crescita che aumenta il numero dei posti letto e quindi il flusso turistico. Ma da noi, invece, accade il contrario. Accade che le strutture, per motivi diversi, vengono chiuse. E allora capita di vedere periodi dell’anno in cui Sciacca appare deserta.

Il periodo autunnale e invernale diventa lungo da far passare a causa di un flusso turistico che non c’è più, diminuisce vertiginosamente. E’ facile porsi un interrogativo: ma l’economia basata sul turismo può reggersi puntando su due mesi, luglio-agosto? La risposta è facile. Ponete ai titolari di attività, in modo particolare a quelli nel perimetro del centro storico, la domanda: ma quando inizia davvero il turismo a dare frutti concreti? La risposta è sempre fluttuante: non si sa. Agosto è il mese clou, certo. Ma è difficile dare un periodo certo per gli altri mesi. Maggio, giugno, lo stesso luglio, rappresentano incognite. Può darsi che una stagione inizi bene già da maggio, ma capita anche che fino a giugno c’è poca affluenza di turisti.

Ovviamente, una città turistica si distingue anche per i servizi e l’accoglienza. Questo è un tema che viene evidenziato da tempo, da sempre, ma mai c’è stata una svolta. A cominciare dai soliti problemi: pulizia delle spiagge, scerbatura, musei e chiese aperte, itinerari ben precisi, segnaletica efficiente, spiagge attrezzate. Da noi non esiste la possibilità di lavarsi i piedi lasciando la spiaggia. E si assiste a spettacoli indecenti di gente che usa le bottiglie di plastica per poi abbandonarle sui bordi della strada. Il turista quando viene in città è costretto a subire gli orari di ufficio. Da noi è cosa normale, dalle ore 13 alle 17, ad esempio, far trovare portoni chiusi ai turisti che vogliono visitare monumenti, chiese, musei. Un turismo ad intermittenza, a seconda degli orari. Se il turista becca l’orario sbagliato è fregato. O, peggio ancora, la giornata sbagliata. Nei giorni festivi, come quello della Liberazione, ad esempio, potrà ammirare l’ex chiesa Santa Margherita solo dall’esterno. E non è il solo caso.

Ci vuole davvero poco per presentare la nostra città in modo più consono. Ci vuole un cultura diversa e consapevole. La consapevolezza di avere un patrimonio monumentale e paesaggistico di rilievo e una storia antica. Ma se la stessa storia antica è bistrattata con il degrado delle Mura di Vega, ad esempio, ecco allora che diventa un’impresa difficile cambiare cultura e orientarla meglio al turismo. La sera, la città si svuota. Si sono attuate riqualificazioni importanti del centro, ma si è commesso l’errore di emarginare luoghi importanti come piazza Scandaliato, consentendo la nascita di attività in pochi metri tra loro ma capaci di concentrare giovani solo in una parte di esso, e che creano tutti gli inconvenienti e disagi che emergono nel fine settimana. Si è riusciti, in pochi anni, a far perdere il ruolo centrale di aggregazione alla piazza Scandaliato, tra le piazze più suggestive d’Italia.

La piazza Duomo, dove ha sede la chiesa madre, la Basilica, è relegata al suo destino di parcheggio. Non riceve attenzione alcuna per una sua rivitalizzazione, valorizzazione. Eppure, oltre alla Basilica, c’è una casa museo, e ci sono palazzi ben restaurati. Insomma, architettonicamente si presenta bene, ma rimane sempre una zona “periferica” pur trovandosi nel cuore della città. Si potrebbe incentivare e valorizzare un sistema di piazze attraverso iniziative culturali, artistiche, etc.

Non c’è verso, in questa città, di fare una seria ed efficacia programmazione nel campo turistico. Un compito che spetta a chi ha amministrato, a chi amministra, a chi amministrerà. Non si è in grado di proporre un’offerta di accoglienza e di servizi capace di soddisfare le esigenze primarie dei turisti. Non si è in grado di preparare la città ad offrire servizi di standard adeguati al ruolo che le compete. Ci accontentiamo di qualche manifestazione “promozionale”, qualche passaggio in Tv, di qualche rivista che parla di Sciacca. Ma dimentichiamo che la migliore promozione è il passa parola, è l’esperienza vissuta. E’ il turista che visita e soggiorna in città che fa la migliore pubblicità, trasmettendo ad amici le sue emozioni, il suo benessere per essere stato in un luogo che gli ha recato benefici e suscitato emozioni. Dimentichiamo di guardare il turismo solo dal punto di vista numerico.

Chiediamoci quanto il turista che visita Sciacca sia soddisfatto, se ritornerà, se consiglierà gli amici a venirci. Tempo fa, su questa testata giornalistica, fu lanciata l’idea di elaborare una scheda da lasciare negli alberghi e nei B&B. Una scheda per cogliere le sensazioni dei turisti, le lamentele, i suggerimenti. Una cosa semplice, ma utile per capire in che direzione dobbiamo muoverci per essere più efficienti. Nulla si è fatto.

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