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Tassa di soggiorno: una ricchezza per le città e non un “tesoretto” dei Comuni

Tanti buoni propositi nella riunione del tavolo tecnico dell’imposta di soggiorno. Ma dalle parole di deve passare ai fatti per utilizzare meglio il milione che arriva nelle casse comunali

SCIACCA. Tanto di già visto e sentito questa mattina nella riunione del tavolo tecnico sull’imposta di soggiorno al Comune di Sciacca. Quel cospicuo “tesoretto” di cui molti Comuni dispongono (a Sciacca è stata introdotta nel 2013 e nel 2024 ha portato nelle casse dell’ente 1 milione di euro) dovrebbe essere utilizzato per servizi al turistica e per migliorare l’accoglienza delle città, ma è diventato una specie di bancomat per tutte le esigenze. Gli operatori turistici, come avviene da anni in occasione delle riunioni previste nel regolamento dell’imposta di soggiorno, nel corso di interminabili riunioni danno vita ad una serie di segnalazioni sugli interventi che si dovrebbero fare per migliorare servizi e accoglienza, lasciando poco spazio alla programmazione futura. Tali incontri diventano una elencazione di carenze croniche, ma molto spesso i suggerimenti non vanno a buon fine, tranne qualche raro intervento. Il sindaco Fabio Termine e l’assessore al turismo Francesco Dimino hanno mostrato molta attenzione rispetto alle segnalazioni degli operatori turistici, a cominciare dall’ennesimo appello fatto dalla società Mangia’s di Sciaccamare, che evidenzia come via Ghezzi e la strada di accesso agli alberghi, ma anche la via Polo, siano in stato di abbandono, con asfalto dissestato e transenne ovunque. Eppure la famiglia Mangia versa al Comune ogni anno 600 mila euro pagate dai clienti. E poi l’arredo verde e urbano (Termine ha detto che da due anni loro stanno facendo molto di più rispetto al passato). Tante lamentele, dalle strade danneggiate all’ufficio turistico che non è efficiente (lo stipendio dei dipendenti di questo servizio viene pagato con i soldi dell’imposta di soggiorno), il miglioramento dei servizi bus dal centro alle zone balneari, l’apertura di chiese e palazzi nobiliari che troppo spesso sono chiusi, la disponibilità di servizi igienici pubblici, eventi di intrattenimento e una Ztl che non sia ballerina. Insomma, i proventi dell’imposta di soggiorno continuano ad essere gestiti poco in linea con le esigenze del turismo. C’è stata la disponibilità del sindaco a valutare con riunioni periodiche (il tavolo tecnico fornisce però ha solo funzione consultiva), invito alle associazioni a presentare su carta idee e proposte. Ma il regolamento bisogna cambiarlo, per mettere dei paletti che impediscano l’uso di queste risorse per qualunque cosa. O quasi tutto. E’ stata accolta la proposta di Ezio Bono di Sciacca Turismo di modificare il regolamento. In realtà le modifiche al vecchio strumento di gestione dell’imposta di soggiorno sono già state fatte dall’apposita commissione consiliare, ed ora lo stesso schema sarà oggetto di ulteriore rivisitazione da parte del tavolo tecnico, anche con la presenza di chi non ha partecipato ai precedenti incontri. In definitiva, qualcosa di nuovo c’è stato. Pare ci sia maggiore convinzione da parte di tutti a prestare attenzione al comparto produttivo che rappresenta la più importante valvola di sfogo contro la crisi. Migliorare i servizi al turista significa aumentare le presenze, incrementare le imprese del settore, avere riflessi positivi sull’indotto, dalla ristorazione al commercio al dettaglio in genere. Ma deve anche cambiare la mentalità del saccense: per valorizzare il turismo bisogna lavorare intensamente almeno sei mesi l’anno, bisogna convincersi che l’ospite non è un intruso che dà fastidio, che bisogna trattarlo bene perchè porta reddito e benessere alla città. E, soprattutto, convincersi che a Sciacca per creare sviluppo i saccensi devono lavorare soprattutto in estate e rinviare le vacanze ad altri periodi dell’anno.

Giuseppe Recca

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