Bit 2026: Il silenzio assordante di Sciacca
A pochi giorni dal taglio del nastro, l’amministrazione comunale sembra aver scelto la via del basso profilo, lasciando cittadini e operatori nel dubbio: Sciacca ci sarà?
Mentre i padiglioni di Rho Fiera Milano si preparano ad accogliere dal 10 al 12 febbraio i “Travel Makers” del turismo mondiale, a Sciacca regna il silenzio. Un anno fa, la spedizione milanese era stata accompagnata da rulli di tamburi e fanfare: una delegazione “extralarge” composta da Sindaco, assessori e consiglieri aveva presidiato la BIT, vendendo al mondo l’immagine di una città pronta al grande salto. Oggi, a pochi giorni dal taglio del nastro, l’amministrazione comunale sembra aver scelto la via del basso profilo, lasciando cittadini e operatori nel dubbio: Sciacca ci sarà?
L’edizione 2025 non fu esente da polemiche. Se da un lato la politica si scattava selfie istituzionali parlando di “dialogo e promozione”, dall’altro le imprese turistiche locali – il vero motore economico del territorio – lamentavano di essere state relegate a semplici spettatrici, escluse da una delegazione che appariva più politica che tecnica. Le critiche delle associazioni di categoria, che chiedevano una strategia reale e non solo vetrine dorate, sembrano aver trovato conferma. Il fiore all’occhiello della scorsa partecipazione fu la presentazione in pompa magna del progetto di rilancio delle Terme di Sciacca. Eppure, a un anno di distanza, la situazione appare cristallizzata. Nonostante gli annunci del Presidente Schifani su un investimento strategico da 50 milioni di euro, il complesso termale resta chiuso. Il nuovo bando per il partenariato pubblico-privato scadrà proprio il 27 febbraio 2026, appena due settimane dopo la chiusura della fiera di Milano. Presentarsi alla BIT con un progetto ancora “in attesa di investitori” e un bando in bilico rischierebbe di trasformare lo stand in un promemoria di occasioni perdute. Mentre la Regione Siciliana conferma una presenza (anche se Schifani quest’anno ha scelto di non promuoverla come negli anni precedenti) puntando sulle eccellenze enogastronomiche e i luoghi iconici per “vendere” l’isola, le cronache continuano a raccontare una realtà diversa. Da un lato il glamour dei grandi buyer, dall’altro la fragilità di un territorio segnato da scandali e dissesti idrogeologici, come dimostrato dai recenti cedimenti strutturali proprio nell’agrigentino. In questo scenario, il silenzio di Sciacca potrebbe nascondere una partecipazione “tecnica” e silenziosa all’interno dello stand regionale, o peggio, una rinuncia che certifica la difficoltà di trasformare gli slogan in piani di sviluppo concreti. Resta da capire se la città abbia deciso di smettere di sognare in grande a Milano o se stia semplicemente cercando di evitare nuove critiche per una gestione turistica che, a oggi, stenta ancora a decollare perché carente di programmazione.





