Ars, Carmelo Pace torna in aula e richiama la sua vicenda giudiziaria

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A un mese e mezzo dalla richiesta di misure cautelari della Procura di Palermo, il presidente del gruppo democristiano interviene in Assemblea e spiega la sua assenza: “Una scelta di rispetto verso istituzioni e colleghi”.

Carmelo Pace è tornato a prendere la parola all’Assemblea regionale siciliana un mese e quindici giorni dopo la richiesta di misure cautelari avanzata dalla Procura di Palermo nell’ambito dell’inchiesta che coinvolge lui, Totò Cuffaro e altri esponenti della politica regionale legati alla Nuova Democrazia Cristiana. L’indagine, che riguarda presunti illeciti su appalti e concorsi, ha già portato agli arresti domiciliari e alle dimissioni del segretario nazionale Cuffaro. Nel suo intervento, Pace ha fatto esplicito riferimento alla vicenda giudiziaria che lo riguarda. “Dal 4 novembre all’8 dicembre – ha spiegato – sono rimasto in casa: la mia assenza dal Parlamento è stata una forma di rispetto nei confronti del presidente della Regione, del governo e di tutti i colleghi parlamentari. Non ho voluto creare imbarazzo a nessuno, anche se, a norma di legge, avrei potuto partecipare ai lavori”.

“La mia firma è sugli emendamenti presentati dal mio gruppo alla Finanziaria – ha detto – ma solo per una questione di forma, non mi vergogno a dire che so nulla di questa Finanziaria, non ho partecipato nè alla stesura nè alle trattative. Non l’ho voluto fare per evitare di creare imbarazzi. Ho voluto fare questa precisazione perchè prima di venire qui due sindaci agrigentini mi hanno chiamato accusandomi di avere firmato un emendamento per togliere risorse alla provincia di Agrigento in favore di altra provincia. Non sono d’accordo su questo emendamento, che non conosco”. Pace ha poi invitato il governo a fare una riscrittura dell’articolo contestato, senza togliere soldi a nessuna provincia e dunque anche ad Agrigento visto che si tratta di risorse destinate all’azienda idrica”.