Agrigento

AICA affossa AICA: i sindaci sottovalutano la crisi idrica e finanziaria. L’inerzia non è più un’opzione

La situazione finanziaria del gestore idrico è ormai insostenibile. I comuni soci, pur consapevoli della situazione, non possono più far finta di nulla: esiste un preciso limite normativo che vieta agli enti locali di coprire le perdite sine die, rendendo inevitabile una decisione drastica sulla sorte della società

SCIACCA- Tutti coloro che danzarono e si presero i meriti di aver “ripubblicizzata” l’acqua finirono di farlo e si dispersero come foglie al vento. Potrebbe essere un passo di un romanzo, ma non lo è. E’ lo specchio della realtà in cui sindaci, amministratori e consiglieri comunali presero a braccetto il servizio idrico agrigentino e lo condussero sull’altare del fallimento. La scelta di allora, quella di costituire AICA con la forma giuridica della “consortile”, si è rivelata nefasta, come il titolo del magnifico libro di  Gabriel García Márquez, “Storia di una morte annunciata”. Per amore della verità, l’ex sindaco di Sciacca, Francesca Valenti, nel suo intervento in Consiglio comunale espresse le sue perplessità sulla formula “consortile”. Ma le pressioni ideologiche esercitate dalle associazioni costrinsero sindaci, amministratori e consiglieri comunali di adottare tale formula. Non era in discussione la gestione pubblica del servizio idrico, ma la forma giuridica che doveva assumere la costituenda società i cui soci sono i Comuni. Soci solidali accollandosi le passività che, ovviamente, ricadono agli ignari cittadini. Le aziende speciali e le società pubbliche devono rispettare regole di gestione economica sostenibile. Il Testo Unico degli Enti Locali (TUEL, D.Lgs. 267/2000) e il Testo Unico delle Società Partecipate (TUSP, D.Lgs. 175/2016) stabiliscono che le società pubbliche devono garantire autonomia finanziaria e operare in equilibrio economico; gli enti locali non possono ripianare le perdite in modo illimitato, perché ciò violerebbe il principio di sana gestione finanziaria; il mancato rispetto di questi vincoli può configurare responsabilità per danno erariale per gli amministratori. In buona sostanza, i Comuni non possono continuare a tamponare le perdite di AICA con fondi pubblici senza una prospettiva chiara di risanamento.
Quando venne costituita AICA, con un capitale sociale di appena 20.000 euro, la classe politica esultò all’inverosimile. Dicevano che rappresentava la svolta nella gestione del servizio idrico in provincia di Agrigento, ponendo fine alla travagliata esperienza con Girgenti Acque. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Mare in cui sta affondando AICA. I risultati hanno dimostrato che la società non ha risorse finanziarie adeguate per garantire la qualità del servizio; non è in grado di sostenersi autonomamente con le sole entrate derivanti dalle bollette; ha accumulato debiti ingenti, compromettendo la sostenibilità economica. Ma il problema non è solo di natura finanziaria: l’intera governance di AICA si è rivelata inefficace, incapace di adottare un piano industriale solido e di ottenere i finanziamenti necessari per rimettere in sesto il servizio. La Necessità di una Scelta.: liquidare AICA per salvaguardare il Servizio Idrico. Di fronte a questa situazione, continuare a posticipare le decisioni equivale a un’irresponsabilità politica e amministrativa. I comuni devono affrontare la realtà. Non possono più sostenere finanziariamente AICA senza violare la legge; non possono far ricadere il peso di questa gestione fallimentare sui cittadini attraverso aumenti tariffari ingiustificati; devono valutare l’alternativa della liquidazione della società, per garantire il passaggio del servizio a un modello più efficiente e sostenibile. La liquidazione di AICA non significa il fallimento del servizio idrico pubblico, ma potrebbe essere l’unica strada per ristrutturare completamente la gestione e trovare soluzioni alternative che garantiscano un servizio efficiente senza gravare sulle casse comunali. Il Tempo è Scaduto e i Comuni soci non possono più nascondersi dietro l’illusione di un possibile risanamento senza una strategia concreta. Continuare a coprire le perdite di AICA senza un vero piano di rilancio sarebbe non solo illegittimo, ma dannoso per i cittadini e per le finanze pubbliche. Serve una decisione coraggiosa: o si trova un piano di salvataggio serio e realistico, o si avvia la liquidazione della società per ridisegnare la gestione del servizio idrico. L’inerzia non è più un’opzione.

Filippo Cardinale

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